Il batticarne, chiamato volgarmente anche "pestacarne", viene utilizzato come dice la parola stessa per appiattire e allargare le fette di carne; le fibre più dure vengono così ridotte e la carne risulta più tenera. Ne esistono di diversi tipi ma il più comune è quello definito a pugno: assomiglia a un fungo rovesciato, formato da una piastra tonda e pesante da cui fuoriesce l'impugnatura per maneggiarlo.
Ve ne sono a forma di martello, con il manico in legno o in acciaio. La parte con cui battere la carne è costituita da un parallelepipedo in acciaio, perpendicolare al manico, con le due superfici più esterne ricoperte da numerose punte a forma di piccole piramidi.
Si usa di solito quando la carne ha una superficie irregolare per penetrare la polpa e ridurre le fibre dure. Il manico può essere provvisto di una presa a base di silicone o di un materiale simile per evitare scivoli di mano, ma di solito è in acciaio e forma un tutt'uno con la base.
Ve ne sono poi a forma di mestolo, interamente in acciaio con un manico lungo e una base che può essere o a due tagli di forma piramidale schiacciata, o a paletta con base rotonda e liscia. Questi ultimi hanno un piccolo foro nel manico in modo da poter essere appesi.
La maggior parte dei batticarne sono relativamente leggeri per non danneggiare la carne, ma nella scelta occorre privilegiare un batticarne pesante almeno 400 gr. Possono comunque arrivare fino ad un peso di due chili.
Al Museo della Civiltà Contadina "Ciòca e berlòca", a Cavenago d'Adda (LO), tra i tanti utensili usati un tempo dalla civiltà contadina, è esposto anche un "batticarne a paletta" del sec. XX, in acciaio , fatto con fusione a stampo che misura 8 x 1,1 x 25,3 cm.; è formato da un manico, provvisto di occhiolo, e da una paletta, piatta da una parte e leggermente carenata dall'altra.
Paola Brunelli